Tecniche e pratiche artistiche
Anatomia artistica: perché ogni pittore dovrebbe studiarla
Esiste un momento preciso nella formazione di ogni pittore figurativo in cui la rappresentazione della figura umana smette di essere un’approssimazione intuitiva e diventa qualcosa di fondato, strutturato, consapevole. Quel momento coincide quasi sempre con l’inizio dello studio dell’anatomia artistica. Non si tratta di trasformare l’artista in un medico, né di riempire la mente di nomenclatura latina: l’anatomia artistica è qualcosa di più sottile e più potente. È la comprensione di come il corpo umano sia costruito — ossa, muscoli, tendini, proporzioni — e di come questa struttura interna si manifesti sulla superficie visibile della pelle, determinando le forme che il pittore è chiamato a rappresentare. Senza questa conoscenza, dipingere la figura umana equivale a costruire un edificio senza conoscere la struttura portante: può reggere per un po’, ma le fondamenta mancano.
Una tradizione millenaria: dall’antichità classica al Rinascimento
L’interesse degli artisti per l’anatomia del corpo umano non è un’invenzione moderna. Già gli scultori greci del V secolo a.C. — da Policleto a Fidia — svilupparono una conoscenza empirica della muscolatura che permise loro di creare opere di straordinaria veridicità anatomica, come il Doriforo o le sculture del Partenone. Questa conoscenza non proveniva dallo studio sistematico dei cadaveri — pratica proibita nel mondo greco — ma da un’osservazione attentissima del corpo degli atleti e dei soldati in movimento.
Nel Medioevo cristiano, la rappresentazione del corpo umano si allontanò dall’ideale classico: la figura umana divenne simbolo spirituale, non oggetto di indagine naturalistica. Fu il Rinascimento italiano a ristabilire il primato dello studio anatomico diretto. Con una svolta culturale straordinaria, artisti e scienziati cominciarono a praticare la dissezione dei cadaveri — spesso in modo clandestino, in contrasto con le proibizioni ecclesiastiche — per comprendere la struttura interna del corpo e tradurla in rappresentazione pittorica e scultorea.
Leonardo e i taccuini anatomici: arte e scienza indistinguibili
Il caso di Leonardo da Vinci rappresenta il vertice assoluto di questa tradizione. Tra il 1485 e il 1510 circa, Leonardo dissezionò oltre trenta cadaveri umani e animali, producendo più di duecento fogli di studi anatomici di straordinaria precisione — oggi conservati nella Royal Collection di Windsor e in altri musei europei. I suoi disegni di muscoli, ossa, sistemi circolatori e organi interni erano tecnicamente avanzati quanto qualsiasi tavola medica dell’epoca, ma erano anche opere d’arte autonome: la capacità di Leonardo di rappresentare la struttura tridimensionale di un muscolo attraverso la penna e il chiaroscuro era insuperabile.




Leonardo non studiava l’anatomia per curiosità scientifica soltanto: la studiava perché era convinto che un pittore non potesse rappresentare ciò che non capiva.
‘Il pittore che disegna per pratica e giudizio dell’occhio, senza ragione, è come lo specchio che imita in sé tutte le cose propostegli’
Leonardo da Vinci
La conoscenza anatomica era, per lui, la condizione necessaria per passare dalla mimesi superficiale alla comprensione profonda della forma.
“Quello pittore che ha presa per sua guida la pratica senza la scienza, è come il nocchiero che entra in naviglio senza timone e bussola.”
Leonardo da Vinci, Trattato della Pittura
Le strutture fondamentali: scheletro, muscoli, proporzioni
Lo studio dell’anatomia artistica si articola tradizionalmente in tre livelli progressivi, ciascuno dei quali costruisce le basi per il successivo. Saltare uno dei livelli — come spesso avviene nell’apprendimento autodidattico — produce lacune che si manifestano in modo ricorrente nel lavoro pittorico, soprattutto in pose complesse o in figure in movimento.
Il livello scheletrico: la struttura portante
Il primo livello è lo studio dello scheletro. Non è necessario memorizzare ogni osso del corpo umano nella sua nomenclatura medica: ciò che serve al pittore è comprendere la struttura portante della figura — in particolare il cranio, la gabbia toracica, il bacino e le grandi articolazioni (spalle, gomiti, polsi, anche, ginocchia, caviglie). Questi elementi determinano le proporzioni generali della figura e le possibilità di movimento: nessuna posa è comprensibile senza sapere dove si trovano le articolazioni e come esse vincolano il movimento.
La comprensione del bacino, in particolare, è fondamentale per la rappresentazione della figura in piedi e in movimento. L’inclinazione del bacino — che varia in modo significativo tra la postura maschile e quella femminile, e che cambia con ogni spostamento del peso — determina l’intera linea del corpo, dalla posizione delle spalle alla curva della colonna vertebrale. Un pittore che non comprende il meccanismo del bacino produrrà figure che sembrano incollate al suolo, prive di quella tensione gravitazionale che caratterizza il corpo umano vivo.
Le proporzioni canoniche del corpo umano
Il canone classico, codificato da Policleto e ripreso dai maestri rinascimentali, stabilisce che l’altezza del corpo umano adulto corrisponda a 7-8 volte l’altezza della testa. La metà del corpo si trova approssimativamente all’altezza del pube. Le braccia distese hanno un’apertura pari all’altezza totale del corpo (il celebre schema vitruviano di Leonardo). Questi rapporti non sono leggi assolute — variano con l’età, il sesso e l’individualità — ma rappresentano il riferimento da cui partire e da cui deviare consapevolmente.

Il livello muscolare: la superficie dinamica

Il secondo livello è lo studio della muscolatura superficiale — quei muscoli che, attraverso la pelle, determinano i volumi e le forme visibili del corpo. Non tutti i muscoli sono rilevanti per il pittore: quelli profondi, non visibili sulla superficie, possono essere trascurati. Quelli superficiali, al contrario, devono essere conosciuti non soltanto nella loro forma a riposo, ma soprattutto nel loro comportamento in contrazione e in allungamento.
Un muscolo in contrazione si accorcia, si ispessisce e diventa più prominente sulla superficie. Un muscolo in allungamento si allunga e si appiattisce. Questo comportamento dinamico è fondamentale per la rappresentazione di figure in movimento o in pose di sforzo: senza comprenderlo, il pittore non può distinguere tra una figura che solleva un peso e una figura che posa staticamente, anche se la posa sembra identica a prima vista.
I muscoli più importanti per il pittore figurativo sono quelli del tronco (pettorale grande, gran dorsale, retto addominale, obliqui), del braccio (bicipite, tricipite, deltoidale) e della coscia (quadricipite, bicipite femorale). La testa e il collo meritano uno studio approfondito separato, data la loro importanza nel ritratto.
Come si studia l’anatomia artistica: metodi e strumenti
Lo studio dell’anatomia artistica ha subito una trasformazione significativa negli ultimi decenni, grazie alla disponibilità di strumenti digitali e risorse visive un tempo inaccessibili. Tuttavia, i metodi fondamentali rimangono quelli codificati dai maestri accademici del passato, e nessuna risorsa digitale sostituisce il valore formativo del disegno dal vero.
Lo studio dai calchi e dalle sculture anatomiche
La tradizione accademica prevedeva che il primo approccio all’anatomia avvenisse attraverso il disegno di calchi in gesso di sculture anatomiche — modelli tridimensionali che mostravano la muscolatura superficiale senza la copertura della pelle. Questo approccio ha ancora oggi una validità didattica precisa: il calco è immobile, paziente, disponibile sotto ogni angolazione. Permette allo studente di osservare le forme muscolari senza la complessità del colore della pelle, del chiaroscuro naturale e del movimento.
Oggi, in assenza di calchi fisici, risorse come l’Atlante di anatomia artistica di Gottfried Bammes — disponibile in traduzione italiana — o le tavole di Andrew Loomis forniscono un riferimento visivo equivalente. L’importante è che lo studio delle tavole sia sempre accompagnato dal disegno: non basta guardare un muscolo per comprenderlo; occorre ridisegnarlo, costruirlo con la matita, sbagliare e correggere.
Il disegno dal vero: insostituibile
Il secondo metodo — insostituibile — è il disegno dal modello vivo. Nessuna tavola anatomica, per quanto precisa, può riprodurre la complessità di un corpo umano reale: la variabilità individuale, gli effetti della luce naturale sulla pelle, la tensione muscolare di una posa sostenuta, il respiro che modifica impercettibilmente il volume del torace. Il disegno dal vero obbliga il pittore a trasferire la conoscenza anatomica teorica in percezione visiva diretta — un processo che richiede tempo e pratica costante, ma che non ha sostituti.
Le sessioni di disegno dal modello vivo, da soli o in gruppo, sono una delle pratiche più utili che un pittore possa adottare in qualsiasi fase della propria formazione. Novel Academy dedica sessioni regolari al disegno della figura umana, con modelli in posa e guida tecnica all’applicazione dei principi anatomici nella pratica pittorica.






Anatomia e stile: la conoscenza come libertà
Una domanda ricorrente tra gli studenti di pittura riguarda la necessità dello studio anatomico per chi lavora in uno stile non figurativo o apertamente deformato: ha senso studiare le proporzioni del corpo se poi si dipingono figure volutamente distorte, come quelle di Egon Schiele, Francis Bacon o Pablo Picasso?
La risposta è inequivocabile: sì, anzi è ancora più necessario. Schiele deformava le proporzioni del corpo umano in modo sistematico e consapevole — allungando le dita, esasperando le angolazioni articolari, riducendo i volumi carnei — ma lo faceva a partire da una conoscenza anatomica solida, acquisita attraverso anni di studio accademico. La sua deformazione era scelta, non ignoranza. Bacon conosceva perfettamente la struttura muscolare del corpo: la sua dissoluzione dei volumi in masse informi era il risultato di una ricerca espressiva consapevole, non di una lacuna tecnica.








La conoscenza anatomica non costringe il pittore alla fedeltà al modello: lo libera. Chi non conosce le proporzioni canoniche non può deformarle con intenzione; chi non sa dove si trova il muscolo sternocleidomastoideo non può scegliere di esasperarlo per un effetto espressivo. La tecnica è sempre al servizio della visione artistica — ma deve esserci, prima di poterla piegare.
“Prima impara le regole come un professionista, così puoi romperle come un artista.” — Pablo Picasso
Anatomia artistica e pratica pittorica quotidiana
Lo studio dell’anatomia non è un corso da seguire una volta e poi archiviare: è una pratica continua che si integra con il lavoro pittorico quotidiano. I pittori figurativi più solidi mantengono l’abitudine di tornare periodicamente allo studio della figura — attraverso sessioni di disegno rapido (gesture drawing), studi di particolari anatomici (mani, piedi, volto) o analisi di opere dei maestri.
Un esercizio particolarmente efficace è la copia analitica: scegliere un dipinto di un maestro del passato — un Rubens, un Velázquez, un Ingres — e ridisegnarlo cercando di identificare le strutture anatomiche sottostanti. Non si tratta di copiare il dipinto così come appare, ma di ‘radiografarlo’: individuare le linee di forza dello scheletro, i volumi muscolari, le proporzioni. Questo esercizio sviluppa contemporaneamente la capacità di osservazione, la conoscenza anatomica e la comprensione delle scelte compositive del pittore.
Novel Academy integra lo studio anatomico nei propri corsi di disegno e pittura come componente strutturale del percorso didattico, non come modulo separato. La convinzione è che anatomia, composizione, chiaroscuro e colore non siano discipline indipendenti, ma facce diverse di un’unica competenza: saper guardare e saper tradurre ciò che si vede in segno pittorico consapevole.
Novel Academy
Autore
L'Accademia di Arte Classica e Digitale a Torino.
NAAG La Galleria d'Arte dell'Accademia.